<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=270060846955571&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Programmatic Advertising e Real Time Advertising

Cosa ti serve per abbassare il costo di acquisizione dei nuovi clienti

Luglio 2018

Da che mondo è mondo, nel Marketing il vecchio adagio dice che è meglio consolidare le relazioni con i clienti in portafoglio piuttosto che puntare a conquistarne di nuovi. Strappare clienti alla concorrenza, convincere e vincere, è estremamente dispendioso sia in termini di energie sia di budget da allocare in creatività e iniziative promozionali. E soprattutto rischia di distrarre risorse e attenzione dalle attività che possono effettivamente aiutare l'organizzazione a generare valore in maniera più semplice, attraverso lo sviluppo di rapporti collaudati, le cui dinamiche sono già comprese. A pensarci bene, la questione verte tutta sulla conoscenza dei clienti e del loro comportamento, ovvero sulla quantità e sulla qualità dei dati raccolti nel corso delle interazioni tra brand e individui. E per avere informazioni a sufficienza tali da poter “dialogare” con un profilo realistico occorrono tempo, transazioni e una serie di elaborazioni sugli input messi insieme. Questi però sono tutti retaggi del Marketing tradizionale, o nella migliore delle ipotesi del Marketing digitale ai suoi albori.

 

 


 

Engagement con gli utenti della rete

Oggi riuscire a creare engagement con gli utenti della rete e trasformarli in nuovi clienti, abbassando il CPL (Cost Per Lead) e quindi non dovendo per forza trascurare quelli acquisiti è infatti possibile. In che modo? Ingaggiandoli sui vari canali, ricomponendo la frammentarietà delle tracce che lasciano sui diversi touch point fisici e digitali, ingaggiando ciascun interlocutore con proposte orientate ai suoi specifici bisogni o addirittura con messaggi personalizzati, come fossero cuciti sulla sua identità di consumatore. Chiave di tutto è la riconciliazione in tempo reale del tipo di navigazione o fruizione dei canali con i segmenti e i profili degli utenti. Un'operazione che rappresenta il nucleo del cosiddetto Programmatic Advertising, la branca del Digital Marketing che attraverso vere e proprie formule di Real Time Advertising presuppone la compravendita di spazi pubblicitari on line attraverso sistemi automatici di offerta, che ottimizzano per l'appunto prezzi e disponibilità di banner, piattaforme e spazi in funzione dei target che si vogliono raggiungere. I contenuti sono quindi proposti e mostrati in tempo reale ai soggetti che, sulla base delle caratteristiche del loro profilo, sono potenzialmente più interessati a recepirli.

 

 


 

Gli strumenti alla base del Programmatic Advertising

Il meccanismo funziona grazie alla concomitanza di tre strumenti informatici che, collaborando, fondano sulla condivisione e sull'elaborazione dei dati a disposizione le combinazioni che permettono alle campagne di essere indirizzate opportunamente. Il primo è la DMP (Data Management Platform), che permette di aggregare e analizzare grandi quantità di dati provenienti da sorgenti diverse (database proprietari, dataset acquisiti da terze parti, altri tipi di input) relativi al comportamento degli utenti. Sulla base di queste analisi, è possibile segmentare e profilare i target pianificando iniziative la cui efficacia può essere riscontrata in tempo reale.

La Demand Side Platform (DSP) è la controparte della DMP ed è responsabile del processo di acquisto degli spazi pubblicitari, recependo le offerte che arrivano dal Marketing e assegnando i prezzi degli spazi a disposizione. Il processo, che funziona a ciclo continuo, si perfeziona grazie alla SSP, ovvero Supply Side Platform, che ha il compito di inserire le offerte sui vari touch point, tenendo in considerazione sia i diversi formati di inserzione, sia le caratteristiche del target a cui vanno indirizzati i messaggi.

È così possibile indirizzare nuovi utenti in maniera precisa e soprattutto automatica, assicurandosi che messaggi e contenuti arrivino a destinazione in modo coerente, senza dover dispiegare risorse che andrebbero sottratte al rafforzamento della relazione con clienti consolidati e a valore. E soprattutto senza rischiare di sprecare budget destinato alla generazione di Lead su canali e utenti che sono già seguaci del brand o che, al contrario, non sono interessati alla sua proposizione.